Archive for the 'Manuali' Category

Lezioni di inglese

Auto Date Venerdì, Marzo 16th, 2007

MODULO BASE

Italiano:
Tre streghe guardano tre orologi swatch.

Inglese:
Three witches watch three Swatch watches.

Italiano:
Quale strega guarda quale orologio swatch?

Inglese:
Which witch watch which Swatch watch?

MODULO AVANZATO

Italiano:
Tre streghe travestite guardano i tre orologi swatch.

Inglese:
Three switched witches watch three Swatch watch switches.

Italiano:
Quale strega travestita guarda i bottoni di quale orologio swatch?

Inglese:
Which switched witch watch which Swatch watch switch?

Dizionario ragionato della lingua romana

Auto Date Giovedì, Novembre 16th, 2006

(Avvertenza prima di leggerlo: simpatico, spesso scurrile, a volte geniale…comunque utile in caso di difesa per abbassarsi al livello di un interlocutoreche non ha frequentato Oxford)

1. ESPRESSIONI FINALI DOPO VIOLENTA DISCUSSIONE
-TE PIO PE’ LE RECCHIE E TE ARZO COME LA COPPA UEFA:
riferito a persona che non e piu’ sopportabile
-IN CULO TE C’ENTRA, MA IN TESTA NO:
dicesi di persona con serie difficolta di comprensione
-TE SMONTO E DO FOCO ALLE ISTRUZIONI:
mi appresto ad una operazione irreversibile sulla tua persona

2. ESPRESSIONI ESORTATIVE
- VATTELA A PIJA’ ‘NDER CULO DE RETROMARCIA:
ti prego cortesemente di liberare questo luogo dalla tua nefanda presenza
- STAMME A ‘N PARMO DAR CULO:
il tuo comportamento irritante impone che ti mantenga ad opportuna distanza

3. ESPRESSIONI VOLTE AD ESPRIMERE GIUDIZI SU PERSONE O COSE
- JE PESA ER CULO:
dicesi di persona particolarmente notevolmente pigra
- E’ SIMPATICO COME ‘NA MANO AR CULO:
dicesi di persona che ha difficolta ad integrarsi in un gruppo
- T’HA SVAPORATO ER CERVELLO:
dicesi a persona che ha detto una grossa cretinata, idiozia
- C’HAI ER NASO COSI’ LUNGO CHE NUN TE SE CHIUDE LA CARTA D’IDENTITA’:
hai un naso spropositatamente grande (versione surreale)
- C’HAI ER NASO COSI’ LUNGO CHE SE DICI DE NO A TAVOLA, SPARECCHI:
hai un naso spropositatamente grande (versione catastrofica)
- C’HAI ER NASO COSI’ LUNGO CHE SE ERI ‘NA PECORA MORIVI DE FAME:
hai un naso spropositatamente grande (versione bucolica)
- C’HAI ‘NA NASCA CHE DA PICCOLO TU MADRE DOVEVA PIJA’ LA MACCHINA PE VENITTE A ‘MBOCCA’:
sono affascinato dalle abnormi dimensioni del tuo naso

4.MINACCE ED INSULTI
- TE SPORVERO/TE SPARECCHIO LA FACCIA:
ti prendo a ceffoni sul viso
- TE PARCHEGGIO ‘NA MANO IN FACCIA:
vedi sopra
- TE MISCHIO COME UN MAZZO DE CARTE/TE RIBARTO COME ‘NA COTOLETTA:
rivedi sopra
- TE RIVORTO COME ‘N CARZINO/’NA CARZA/TE APRO COME ‘NA COZZA:
rivedi sopra
- TE APRO COME ‘NA SDRAIO/TE CHIUDO COME ‘NA GRAZIELLA:
rivedi sopra
- ME T’APRO COME ‘N DIVANO LETTO/’NA COZZA/’NA TELLINA:
rivedi sopra
- TE APRO COME ‘N FIASCO DE VINO/’NA DAMIGIANA:
rivedi sopra
- TE GONFIO COME ‘NA ZAMPOGNA/TE SUCCHIO COME ‘N GAMBERETTO:
rivedi sopra
- TE DO ‘NA PIZZA CHE T’ARESTANO PE’ VAGABONDAGGIO:
rivedi sopra
- TE ‘NFILO ‘NA MANO ‘N CULO, TE SFILO LA SPINA DORZALE E TE CE FRUSTO:
rivedi sopra
- TE FACCIO ‘N BUCO ‘N TESTA E ME TE BEVO COME ‘N’OVETTO FRESCO:
rivedi sopra
- TE PIJO PELLE RECCHIE E TE SCARTO COME ‘NA GOLIA:
il tuo atteggiamento mi ha irritato, per cui credo operero un movimento rototraslatorio sulle tue estremita auricolari
- TE PIJO PE’ LI BUCHI DER NASO E T’ARIBBARTO COME LI PORPI:
mi hai fatto perdere la pazienza a tal punto da spingermi a sottoporti allo stesso trattamento che subiscono i polipi (gli si rovescia la testa per ucciderli) Le prossime sono più dure!!!
- TE METTO ‘N DITO ‘N BOCCA, UNO AR CULO E TE SCIAQQUO COME ‘NA DAMMIGGIANA:
vedi sopra
- TE GIRO COME ‘NA TROTTOLA CHE QUANNO TE FERMI I VESTITI SO’ PASSATI DE MODA:
tramite un’abrasione maxillofacciale ti procuro un movimento rotatorio durevole nel tempo
- TE FACCIO DU’ OCCHI NERI CHE SE TE METTI A MASTICA’ ER BAMBU’ ER WWF TE PROTEGGE:
ti sto per fare due vistosi ematomi sugli occhi
- TE DO’ ‘N CARCIO AR CULO CHE SE PER ARIA NUN TE PORTI DA MAGNA’ TE MORI DE FAME:
la potenza del mio piede e direttamente proporzionale all’irritazione dovuta alla tua presenza
- ME TE METTO ‘N TASCA E TE MENO QUANNO CIO’ TEMPO:
indica disprezzo per la consistenza fisica dell’avversario
- SONA SULLA PANZA DE TU’ MADRE GRAVIDA, COLL’OSSA DE LI’ MEJO MORTACCI TUA:
pesante insulto finalizzato al coinvolgimento del maggior numero possibile di parenti vivi, morti e nascituri
- T’ATTEGGI, T’ATTEGGI MA SUR CAZZO MIO NUN CE SCUREGGI:
“non darti troppe arie che con me non attacca”
- FATTE LA MAPPA DE LI’ DENTI, CHE MO’ TE LI MISCHIO:
ti prendo a ceffoni
- SI’ TE PIJO TE SDRUMO:
se hai a cuore la tua salute, evita di passarmi accanto
- TE DO ‘N CARCIO AR CULO CHE TE CE LASCIO DENTRO ‘A SCARPA:
il mio piede sta per raggiungere violentemente le tue natiche
- TE DO LI SCHIAFFI A DUE A DUE FINCHE’ NUN DIVENTENO DISPARI:
ti faccio male all’infinito
- TE DO’ ‘NO SCHIAFFO CHE ‘R MURO TE NE DA’ ‘N’ALTRO:
percuotero il tuo viso con una tale forza che riceverai una spinta uguale e contraria dal muro accanto a te
- C’HAI PIU’ COMPLESSI DER CONCERTO DER PRIMO MAGGIO:
dicesi di persona che si fa molti problemi inutili
- TE FICCO DU’ DITI NER CULO, TE APRO COME ‘NA BOLLETTA DER GAS E ME TE LEGGO L’INTESTINO:
tramite la sodomia, voglio risvegliare l’aruspice (indovino che legge il futuro nei visceri degli animali sacrificati) che e’ in me
- TE METTO ‘NA MANO AR CULO E TE PORTO A SPASSO COME ‘N CREMINO:
voglio dimostrare a tutti la mia superiorita nei tuoi confronti
- SONA ‘N MEZZO ALLE COSCE DE TU’ MOJE CHE CE STA PIU’ TRAFFICO:
smettila di suonare il clacson della tua automobile
- M’HAI SCUCITO LA FODERA DER CAZZO:
mi hai palesemente seccato
- TE STACCO LI DITI E CE GIOCO A SHANGAYE:
mi hai fatto arrabbiare

APPREZZAMENTI ED ESPRESSIONI A SFONDO SESSUALE
1 - SOLO ‘N GIORNO E GIA’ E’ PASSATA A LI’ MICROFONI:
dicesi di ragazza ben disposta nello svolgere particolari pratiche orali
- C’HO ‘L CRATERE CHE ME SBRODA:
espressione prettamente femminile per esprimere l’intenzione di avere un rapporto sessuale con un ragazzo
- E’ MEJO CORTO CHE TAPPA CHE LUNGO CHE SCIAQUA:
frase da rivolgere con sufficienza a coloro i quali si vantano di improbabili misure del proprio “membro”
- C’HAI ER CAZZO COLL’IMPUGNATURA ANATOMICA:
sei troppo dedito a certe attivita manuali solitarie
- TE FIOCINO ER CULO:
frase utilizzata sovente all’inizio di un amplesso
- TE RETTIFICO LA VENA CACATORIA:
ti provochero lesioni anali permanenti
- C’HAI ‘N CULO TARMENTE BASSO CHE TE PUZZA DE PIEDI:
se un giorno diventerai famosa, non sara certo per le doti del tuo fondoschiena
- E’ USCITO FORI MEJO PINOCCHIO CO’ ‘NA SEGA CHE TE CO’ ‘NA SCOPATA:
la natura non e stata benevola con te la prossima e splendida !!!
- SCIAQUA ‘A SELLA CHE STASERA SE CAVARCA:
cerca di avere un igiene intima accurata perche ti attende un rapporto sessuale molto intenso e logorante (per lo piu rivolto ad una ragazza)
- TE CURO CO’ ‘NA SUPPOSTA DE CARNE:
se non la smetti infilerò il mio membro nel tuo pertugio anale

Il Tamarro

Auto Date Mercoledì, Ottobre 11th, 2006

Il tamarro è un’entità inferiore, creata dal Signore a immagine e somiglianza di uno qualsiasi dei bulli di periferia di una città qualunque. Il termine “tamarro” non è comunque universalmente riconosciuto e il personaggio in questione assume diverse nomee a seconda del luogo nel quale risiede. Come le antiche divinità , adorate con nomi differenti ad Atene e a Roma, il tamarro assume varie denominazioni a seconda della zona d’Italia nella quale viene avvistato. Abbiamo così tribù di gaurri, zarri, cuozzi, cataruozzoli. Il tamarro non ha particolari limiti geografici, potrete trovarlo praticamente ovunque, tranne che nei luoghi ove aleggi un sentore anche minimo di cultura (es. una biblioteca, un museo, una libreria…), una sorta di criptonite per lo sconsiderato essere in esame. Sono queste zone pericolose per il tamarro, che non può rimanervi per un tempo superiore alla frazione di nanosecondo, pena la morte fisica, non cerebrale, dato che questa è avvenuta praticamente quando il tamarro era ancora in uno stato embrionale. Per dare comunque una collocazione spaziale alquanto precisa, possiamo notare che i tamarri affollano una cittadina campana nomata “Afragola”. E’ qui che infatti tali individui si raggruppano in branchi e sempre in determinati luoghi, con una densità che può raggiungere quella di 10 individui per metro quadrato. Il tamarro si sposta in branchi, dato che da solo non riesce a esercitare quella funzione intimidatoria scopo stesso della sua vita. Per farlo, può usare mezzi a quattro e due ruote, nonché ingegnosi sistemi di palafitte semoventi, usualmente chiamati “anfibi con zeppa di spropositate dimensioni”. Procederemo adesso ad un esame, piuttosto superficiale, dei suddetti mezzi di trasporto. Il mezzo a quattro ruote citato può essere una Uno/Punto Turbo i.e. (generalmente giallo limone marcio); una Mini cabriolet. In caso di crisi finanziarie particolarmente gravi, ogni macchina va bene e il tamarro rimedia con appositi e improvvisati Kit di personalizzazione. Perché “K” maiuscola? Perché il Kit per antonomasia è quella reminiscenza supercariana di alcuni (molti!) anni fa: ricordate quella striscia di led luminosi che si accendevano e spegnevano in sequenza, posti in un’apposita feritoia sul cofano della macchina di Michael Night? Esattamente, quello che produceva anche un suono strano all’accendersi e spegnersi ritmico dei diodi a emissione di luce. Il Kit è disponibile in vari modelli, con e senza suono e con i led programmabili (naturalmente, è tutto pre-programamto, altrimenti il tutto sarebbe inutilizzabile dal tamarro). I meno danarosi rimpiazzano questo insostituibile strumento con tubi semitrasparenti che racchiudono serie di lampadine luminose intermittenti, il cui scopo originario era quello di fungere quali decorazioni natalizie. Abbiamo poi kit (con la “k” minuscola) composti da minigonne, molle per assetti ribassati, marmitte che decuplicano il rumore prodotto dai motori rigorosamente elaborati (a volte con l’ausilio di numerosissimi buchi, in stile cuoio capelluto), compact disk da appendere allo specchietto retrovisore interno (i tamarri autoironici lo sostituiranno con un pratico 78 giri), dadi di peluche, scritte adesive cromate, tribal e altro ancora. Spostiamoci adesso alle due ruote: per le marmitte vale lo stesso discorso delle auto, cambia invece il grado di elaborazione di motore, frizione e altro. Risultato dell’elaborazione è un motorino di 181 cc, invece che di 50 cc secondo quanto scritto sul libretto. Le prestazioni subiscono un incremento del 100% in velocità massima, il miglioramento in ripresa e accelerazione è quantomeno incalcolabile in termini numerici. Alle già alte prestazioni conseguite, viene aggiunta una quota variabile, definita dalla “costante di Banf”. Si narra così di vespini special che raggiungono i 210 km orari (rilevazione effettuata correndo in parallelo ad una 127 che procedeva alla stessa velocità, guidata da un compagno tamarro quanto basta). E questo prima di inserire la terza (o la quarta, in caso di cambi a 4 velocità). Ugualmente si narra di vespe “tagliate”, ovvero rese più efficienti dal punto di vista aerodinamico tramite interventi di carrozzeria tesi a minimizzare la superficie frontale del mezzo stesso, capaci di raggiungere la velocità massima in 200 metri (quasi fossero dragsters). Le banfe a proposito sono virtualmente infinite, dato che di leggende metropolitane a proposito ne nascono almeno 10 al giorno. Parlando di motorini, colgo l’occasione per disquisire su un fenomeno molto strano, legato comunque alle capacità cerebrali di un qualsiasi tamarro. Provate a osservare uno di questi soggetti quando è alla guida di un qualsiasi motorino: il suo volto è inespressivo, immobile, immutabile. La sua espressione muta solo e solo se il tamarro proferisce in uno dei suoi versi disarticolati, in ogni caso tesi a denigrare in maniera più volgare possibile chiunque intralci la sua circolazione. Ebbene, premesso questo volete sapere perché il tamarro non può azionare i muscoli facciali durante la guida? Presto detto. Il cervello di un tamarro è in grado elaborare una sola istruzione alla volta, con risultati scadenti (prendete ad esempio un qualsiasi computer mono-task con a bordo un 8088). Quindi, in conseguenza dell’attaccamento barbaro e ingiustificato del tamarro alla vita, tale misera capacità di elaborazione viene dedicata esclusivamente al perseguimento delle funzioni vitali (respirazione e battito cardiaco). Il tamarro sul motorino quindi, oltre a dover respirare e usufruire degli indispensabili servigi del sangue, deve stare anche attento alle macchine che procedono in qualsiasi senso (spesso contrario, data la predisposizione del tamarro di percorrere solo strade a senso unico, nel verso sbagliato: d’altronde, la vita del tamarro non ha senso…), guardando inoltre entrambi i lati della strada per rilevare la presenza di eventuali cozze impanate, nemesi femminili dei tamarri. Converrete con me che è già abbastanza per mandare in tilt il primordiale encefalo dell’homo demens (definizione scientifica del tamarro). In risultato di quanto espresso, sul suo volto rimane congelata l’espressione che il tamarro aveva prima di montare in sella. Fatto strano e inspiegabile, almeno per il momento, è che anche l’eventuale passeggero (irrimediabilmente un tamarro anch’egli) sembra colpito da paresi. Forse (ma è solo un’ipotesi altamente improbabile) uniscono le loro forze mentali per guidare il mezzo. Per amplificare l’intelletto, il tamarro fa uso, durante gli spostamenti (e non solo), di sostanze allucinogene varie o di semplici sigarette, sempre scroccate. Le sostanze allucinogene in questione spaziano dall’hashish all’oppio, passando per giusquiamo, radicchio, e foglie di cicorie. In pratica, il tamarro fuma qualsiasi materia di provenienza anche lontanamente vegetale e soggetta alla combustione. Il fumare non pregiudica la guida del mezzo, perché inspirando, il tamarro assimila sostanze terribilmente nocive, espirando espelle, oltre all’aria oramai ricca di anidride carbonica, anche i derivati della combustione psicotropa. Veniamo adesso all’ultimo punto concernente i mezzi di trasporto tamarriani: i piedi. Ultima risorsa del tamarro che non possiede il classico motorino, i piedi, strumenti preziosi, vengo rinchiusi in orribili stivali dotati di generosi rialzi (zeppe di materiali plastici per la cui misurazione ci si serve di strumenti di derivazione aerospaziale), atti a distanziare il più possibile i delicati arti dalla dura terra. In genere di colore nero, sconfinano spesso nella scala dei grigi catarifrangenti e nell’arancione carico, riflettente anch’esso. Se a questi colori aggiungiamo il blu, abbiamo ottenuto la palette completa che gli specialisti in moda tamarra usano nelle loro creazioni. Il tamarro si guarda bene dall’esporre le sue delicate pupille alla feroce irradiazione solare: se ne prende cura proteggendole con l’ausilio di voluminosi occhiali da sole a specchio, in grado di coprire da soli oltre la metà della superficie facciale (abbondantemente bombardata dai raggi UVA delle lampade abbronzanti). Di tonalità azzurre, arancioni o semplicemente nere, queste propaggini ottiche conferiscono al tamarro il suo aspetto inconfondibile, specie quando vengono indossate alle due di notte. Le forme sono le più varie. Incredibile a dirsi, il tamarro parla. Anzi, più realisticamente, bofonchia, muggisce, genera rumore tramite la stimolazione dei flussi d’aria che avvolgono le sue corde vocali. E quando riesce ad articolare un intera frase, in genere la stessa è priva di senso apparente e viene recepita solo dai suoi simili. Capita, molto sporadicamente (in casi numericamente inferiori alle eclissi di sole) il tamarro cerchi di comunicare con un essere umano: con molto sforzo riuscirà a mettere insieme qualche frase, scorretta nella sintassi, nelle grammatica e nei concetti. L’importante, comunque, è farsi capire: il tamarro fallisce anche in questo. Proporrò adesso alcune frasi estratte da una conversazione tra gruppi di tamarri, a proposito di una rissa (gli altri argomenti trattati dai tamarri sono le superbanfe sessuali, l’elaborazione dei mezzi meccanici in generale e gli impianti stereo: di questi ultimi ne parlerò in seguito). Ahò, c’hai na cartina? No, ci ho un cartone! (sguaiate risate in sottofondo degli amici tamarri) Bello, forse non hai capito con chi stai parlando… Non sei neanche l’immondizia che sotto le scarpe… Compare, stai attento, altrimenti potresti trovarti in un matrimonio di schiaffi senza sapere neanche chi ti ha invitato… Devi venire tu e altri cento come te… Per uno come te basto solo io… Poi si passa alle offese verbali nei confronti dei rispettivi familiari, rivolte in genere ai componenti di sesso femminile. Si giunge alla goccia che fa traboccare il vaso: in genere è una frase, che cambia in ogni regione d’Italia, tranne che in quelle a statuto speciale, ove è stata unificata. In Campania la frase incriminata è la seguente: “MA A QUANT ‘O VVINN?!?!” (Trad. letterale: “MA A QUANTO LO VENDI”, frase dal significato oscuro e inspiegabile). La rissa inizia, le due fazioni (una composta da 15 tamarri, l’altra da 3) emettono urla oscene e grida d’incitamento vichinghe, per sollevare l’attenzione degli astanti affinchè possano dividere i litiganti. Il che avviene puntualmente. Il tutto si risolve in un nulla di fatto, nessuno riporta (purtroppo) conseguenze fisiche rilevanti (nessuna estinzione in massa), tranne che gli abiti descritti in precedenza, inutilizzabili. La fazione sconfitta (quella in minoranza numerica) si congeda gridando: “Adesso vado a chiamare…”. I paladini che dovrebbero correre in aiuto dei loro protetti (figure retoriche la cui esistenza è veritiera come quella dell’Incredibile Hulk) rispondono ai nomi più terrorizzanti che il tamarro riesce a ricordare (vengono ideati, nella maggior parte dei casi, da menti ben più allenate). Abbiamo un classico, Tore ‘a Carogna (Salvatore la Carogna), seguito dai meno usuali Pasquale Armageddon, Michele the Crow, Nicolapocalyps, Peppe the Crusher, Demolition Carmine, Giovanni Hell Marcuccio ‘o Punitore, Geppino the left arm of Satana e così via… Detto questo, il tamarro sconfitto scompare all’orizzonte, per non farsi mai più rivedere, i vincitori urlano frasi irripetibili, compiacendosi a vicenda della grande impresa compiuta (il tamarro è dannoso in gruppo, da solo vale poco meno di una patata marcia). Anche i tamari si riproducono, purtroppo. E, naturalmente, non per partenogenesi asessuata. Già in precedenza ho parlato di motorini e cozze impanate. Dalla fusione dei due elementi, nasce il tacchinaggio, uno degli obiettivi primari del tamarro. Osserviamo la scena: due tamarri, a bordo dell’immancabile motorino (elemento presente in qualsiasi momento della giornata tamarra, compagno di mille tamarrate) avvistano la preda, due esseri di natura umanoide sulla cui carta d’identità, alla voce “Sesso:” segue una improbabile F maiuscola. Sono splendide (agli occhi dei tamarri), nei loro pantaloni arancio che traboccano cellulite, avvolte in raffinati giubbotti neri e lucidi, incredibilmente simili a sacchetti della spazzatura. I due esseri di sesso femminile prima fingono di scacciare i due pretendenti, gridando loro frasi sconce e sacrileghe per una bocca femminile. I due tamarri contrattaccano, e per non essere da meno, rincarano la dose. Il motorino segue i due abomini (la loro voce potrebbe essere ricreata unendo i diagrammi vocali di Ferruccio Amendola, un gruppo di scaricanti di porto e la registrazione live del caos prodotto da un gruppo di fans dei Marylin Manson accorsi ad un loro concerto), diretti verso zone isolate in periferia. Il capolinea. L’accoppiamento dura pochi secondi, le due squadre di tamarri si dividono a danno compiuto. Due (nel migliore dei casi) piccoli tamarri affolleranno la terra in un lasso di tempo molto breve (i tamarri nascono alcuni mesi prima dei canonici 9, prima che l’apparato cerebrale sia del tutto sviluppato). Tamarri si nasce, ma lo si diventa anche. E’ necessaria, comunque, una predisposizione, senza la quale si è assolutamente immuni dal contagio. Il tamarro può anche civilizzarsi, ma il verificarsi delle condizioni necessarie ad innescare il processo di salvataggio è quanto mai raro. Non tutti i tamarri presentano contemporaneamente tutte le caratteristiche elencate. Qualora così fosse, ci troveremmo di fronte ad un campione dei tamarri, il fantomatico “Tamarrone”, un essere squallido e abietto, scevro da qualsiasi traccia di senso civico, evitato dagli esseri umani e osannato dai simili, che vedono in lui un modello, un obiettivo da raggiungere a tutti i costi. Attualmente, nessuno sa come disfarsi di questi odiosi parassiti, ma le grandi menti del mondo stanno cercando di scoprire la chiave del processo di inversione, senza risultati apprezzabili, almeno per il momento.

Consigli per chi parte

Auto Date Sabato, Settembre 30th, 2006

Se stai per andare in ferie tieni presente:

  1. Se nel corridoio del vostro albergo ci sono due bambine gemelle che vi guardano fisse, andatevene.
  2. Alla dogana non fate storie con l’ufficiale preposto al controllo bagagli. Lasciate pure che vi confischi il vibratore, se ci tiene tanto.
  3. Evitate di andare al cesso su un Concorde. A quelle altezze una depressione minima è più che sufficiente a risucchiarvi il retto e a spararvelo in Guatemala.
  4. In crociera siate sempre gentili col passeggero che vi troverete in cuccetta. Per quel che ne sapete potrebbe essere il mostro di Firenze (e con la fortuna per la quale siete noti, lo sarà).
  5. Non bevete acqua piovana in Messico o vomiterete le narici durante incubi in cui Aldo Moro comparirà in fondo al vostro letto chiedendovi: “Secondo te ho la forfora?”.
  6. Per scegliere i ristoranti, imparate a leggere la guida Michelin. Quattro stelle: ottimo; tre stelle: buono; due stelle: pessimo; una stella: ottimo. Il massimo è cinque stelle, quando le pietanze a base di carne hanno lo stesso sapore di uno dei loro pneumatici.
  7. Se sapete lo spagnolo, la vostra meta è l’Olanda. Secondo una recente inchiesta dell’ONU, infatti, il 42% degli olandesi crede di essere in Spagna, e si comporta di conseguenza.
  8. In India potete mangiare quello che vi pare, ma l’Ambasciata non
    ripagherà i sedili rovinati della vostra auto.
  9. Benchè nessuna metropolitana sia mai deragliata di notte con a bordo passeggeri nudi che tenevano una gallina fra le chiappe, A New York è sconsigliabile viaggiare nudi in metropolitana di notte tenendo una gallina fra le chiappe
  10. E’ possibile visitare tutto il Louvre in meno di 18 minuti, basta
    noleggiare una Harley-Davidson